Mostra d’arte “Il paesaggio veneto dall’800 ai giorni nostri”
Aggiornato al 14 ottobre 2017

Palazzo Gelmetti , sede del Comune di Bardolino, diventa una galleria d’arte. Una mostra di opere pittoriche è stata allestita nell’ambito della settima edizione del Festival della Geografia promosso e organizzato dal Comune di Bardolino.
In calendario da giovedì 12 a domenica 15 ottobre vengono esposte una ventina di quadri che hanno come soggetto il paesaggio della pianura padana e in particolare del Veneto e del veronese.
Alcuni quadri dell’800 e degli inizi del ‘900 sono stati prestati dalla Collezione Pedrazzini di Milano, tra cui è possibile ammirare lo splendido Mulini sul Meschio di Battista Costantini (Vedi foto).
Della seconda metà del ‘900 sono presenti alcune opere di Lodovico Morando, che ha ritratto la vita quotidiana e gli ambienti del lago e del veronese.
Poi c’è la sezione degli artisti contemporanei, che valorizzano il paesaggio veneto da diversi punti di vista, ma tutti validi e interessanti. Le opere dei veronesi Vittorio Carradore e Andrea Ciresola sono affiancate dalle opere del padovano Gilberto Sartori.
La mostra propone dunque un viaggio lungo un paio di secoli per vedere, per spunti, come è cambiato il paesaggio e come è cambiata la sensibilità della rappresentazione. Gli artisti Carradore, Ciresola e Sartori saranno presenti alla mostra nella giornata di sabato e domenica per incontrare il pubblico.

I quadri della Collezione Pedrazzini

Sono in mostra quattro dipinti a olio su tela che caratterizzano diversi gusti e sensibilità di fronte all’ambiente, ma tutti di grande prestigio e di rilevanza internazionale.
Si comincia con l’800 veneto, con il quadro “Campagna” (26 x 34) di Giuseppe Canella, artista nato a Verona nel 1788 e morto a Firenze nel 1847, che esprime ancora il senso arcadico di una natura felice e incontaminata con cui cercare un rapporto di intesa e di equilibrio.
Si prosegue nella prima metà del ‘900 con “Chioggia – Aspettando i bragozzi” (40 x 60) del pittore Leonardo Bazzaro, nato e morto a Milano 1853 – 1937, dove il sentimento di amore per la natura viene intriso di emozioni umane come l’attesa e la nostalgia. Una commistione di sensi estetici e psicologici che sono parte del romanticismo.
La terza tappa di questo viaggio è costituita dal dipinto “Mulini sul Meschio” (60 x 86) del pittore Battista Costantini (nato nel 1854 e di cui sono scarsi i dati biografici). In questa tela si esprime il senso di una luce bianca, dove sono assenti il giallo e il rosso. Siamo in presenza di una fusione tra la luce del giorno e i riflessi del Meschio (fiume della pedemontana veneta nel bacino di Livenza). Cielo e acqua si confondono, la luce bianca sarà uno dei segni caratteristici della visione simbolista della natura.
Infine, chiude questa rassegna sul paesaggio dell’800 e del ‘900 veneto il quadro “In riva al lago” (75 x 100) di Francesco Sartorelli, nato nel 1856 a Cornuda (Treviso) e deceduto a Udine nel 1939, dove si riprendono temi naturalistici e romantici.

I quadri della Collezione Morando
La mostra d’arte prosegue poi con una sezione dedicata alla seconda metà del ‘900 dove è centrale la figura del pittore veronese Lodovico Morando (1917 – 1987), artista che ha messo in tela ampie suggestioni del paesaggio, dove le tonalità morbide vogliono esprimere il senso di una fusione tra l’anima e la materia, senza tensione ma nella ricerca di un rapporto adeguato. Dunque non colori forti e accesi, non luce accecante e nemmeno oscurità e ombre larghe e lunghe. Piuttosto colori quasi acquerellati, sfumati e delicati.

I quadri di Carradore, Ciresola e Sartori
Infine si presenta la sezione dedicata alla pittura di artisti contemporanei, con quadri dei veronesi Vittorio Carradore, Andrea Ciresola e del padovano Gilberto Sartori. Vittorio Carradore esprime con arguzia i colori del sentimento di amore per la campagna e per la luce della vita che si raccoglie nella visione: la realtà è appresa attraverso la propria intimità. Andrea Ciresola punta l’attenzione verso il paesaggio così com’è, in un’ottica iper-realista che ritrae ciò che vede dalle sue angolazioni di casa, dalla strada, nei campi, con effetti speciali perché è la realtà ad essere speciale. Gilberto Sartori coglie nelle esperienze visive di ogni giorno gli attimi dove la realtà e i ricordi si confondono. Il paesaggio diventa il luogo insieme della realtà e dell’immaginazione, dove i colori dei sogni sono legati a quelli di ciò che si vede. Anima dell’uomo e fisicità del reale trovano nell’arte la loro unione, insieme felice e nostalgic

 

COSTANTINI Battista Mulini sul Meschio Olio su tela

 

 

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