IV Festival Internazionale della Geografia
Aggiornato al 13 aprile 2016

Presentata questa mattina in Municipio a Bardolino (Vr) la quarta edizione del Festival internazionale della Geografia. L’evento promosso dall’assessorato alla cultura è ideato e coordinato dal giornalista Rai Paolo Gila. Si svolgerà al centro congressi Aqualux di Bardolino dal 24 al 25 ottobre.

“Il Festival Internazionale della Geografia rappresenta per il nostro Comune un momento didattico e di promozione del territorio. E’ rivolto a studenti e a singole persone attirate dal fascino di una disciplina sempre meno considerata in ambito scolastico. L’auspicio è che la quarta edizione, patrocinata dal Ministero dell’Istruzione, da quello dello Sviluppo Economico, dalla Regione Veneto e Provincia di Verona, possa ripetersi anche in futuro con iniziative e contributi sempre maggiori”, ha sostenuto il vice sindaco e assessore alla cultura Marta Ferrari.

“Bardolino è chiamata a rappresentare i temi e i problemi geografici all’interno di un bacino dove si raccolgono istituzioni museali e culturali di primissimo piano, con lo scopo di fare rete e di far emergere le potenzialità di un grande comprensorio turistico-ambientale. Il comune di Bardolino è collocato sul Lago di Garda, dove sono coinvolte diverse province delle tre regioni: Veneto, Lombardia e Trentino. La recente costituzione e apertura del Muse di Trento ha dato nuovo slancio e vigore alla cultura scientifica e ambientale. Esiste ora la possibilità di raccordare tra loro diverse esperienze con l’idea di dare vita ad una offerta culturale condivisa. Il programma della quarta edizione del Festival della Geografia intende promuovere e sviluppare questa direzione”, ha commentato in una nota il giornalista Paolo Gila.

I TEMI DEL FESTIVAL

In questa edizione il tema dominante è il rapporto Uomo-Natura. L’evento viene dedicato alla figura e all’opera di un grande pensatore veronese vissuto a cavallo del ‘400 e del ‘500. Si tratta di Girolamo Fracastoro, un medico di grande cultura universalistica. Nato a Verona e morto a Incaffi, Fracastoro ha studiato le comete, ha conosciuto Copernico a Padova, ha scritto di geografia occupandosi del cambiamento delle mappe geografiche a seguito della scoperta dell’America e, non ultimo, era appassionato di botanica. Nel giardino della sua villa di Incaffi aveva infatti creato un orto botanico dove convivevano piante officinali e piante da frutto. Scrisse – tra l’altro – un breve saggio sul vino. In quest’ottica si può considerare Fracastoro del tutto in linea con altri grandi pensatori della sua epoca che sapevano integrare la cultura umanistica con quella scientifica. Il suo trattato sul mal francese – e sulla teoria del contagio – fu scritto in esametri latini. Il pensiero di Fracastoro è un potente stimolo per approfondire i temi della natura e sul ruolo che l’uomo deve giocare nel creato attraverso un approccio multidisciplinare rispettoso tanto dell’uomo quanto della natura.

Il primo giorno dell’evento viene dedicato – come è ormai tradizione per il Festival – alle carte geografiche e a come vengono costruite, cioè qual è il modello culturale di riferimento dei cartografi, dall’antichità ai nostri giorni.

Nella seconda giornata si tratterà il tema specifico dei parchi e degli orti botanici. Ci si chiede se queste isole di biodiversità non stiano diventando delle gabbie botaniche dove la diversità viene relegata a passato remoto della natura. Le piante che non hanno uso commerciale sono fossili viventi da conservare in recinti chiusi? Non varrebbe invece la pena di pensare a queste realtà come un vero patrimonio da tutelare, difendere e promuovere al fine di recuperare un rapporto più salubre tra uomo e natura in vista di un futuro sempre più incerto?

In corso ci sono fenomeni come l’avanzata delle grandi metropoli, la cementificazione del territorio, la crescita delle coltivazioni intensive: tutti fenomeni che tolgono spazio alla natura e che fanno arretrare l’ambiente in spazi sempre più angusti, mentre l’artificio dell’uomo cresce a passo spedito. La ripartenza dalla cultura dei parchi, dei giardini e degli orti botanici è dunque necessaria per ricostituire un patrimonio di conoscenze diffuso e condiviso, al fine di salvaguardare noi stessi attraverso la difesa del pianeta e dei suoi tesori ambientali.

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