Un viaggio nei luoghi della realtà e dell’immaginazione ha caratterizzato la quinta edizione del Festival internazionale della Geografia svolta a Bardolino. Due giorni intensi di relazioni ed incontri davanti ad un’attenta platea di studenti provenienti delle scuole superiori del liceo scientifico e linguistico “Marie Curie” di Garda, dell’istituto commerciale – turistico della “Sacra Famiglia” di Castelletto, dell’Ipsar “Luigi Carnacina” di Bardolino e delle classi delle scuole medie dell’istituto comprensivo “Falcone-Borsellino”. Con loro anche due classi dello scientifico di Arzignano per partecipare ad un evento premiato dal Capo della Stato Sergio Mattarella con la Medaglia del presidente della Repubblica. Un riconoscimento che testimonia la qualità della manifestazione ideata e coordinata dal giornalista Rai Paolo Gila e promossa dall’assessorato alla cultura di Bardolino con il patrocinio dell’ufficio scolastico regionale per il Veneto, il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Veneto e la Provincia di Verona.Il Festival, dedicato alla memoria del medico Girolamo Fracastoro,si è concentrato, soprattutto, su come il trascorrere del  tempo,  le  scoperte  geografiche  e  l’evoluzione  tecnologica  abbiano  portato  alla conoscenza concreta di luoghi che, in passato, si erano solo potuti immaginare. In pratica partendo dai luoghi del mondo conosciuto si è giunti a coniugare passato e presente proiettandosi al futuro con il possibile approdo a Marte. Un viaggio iniziato, nella prima giornata svolta all’hotel Aqualux, dai professori Eduardo Aguilar, Giuseppina Norcia e Alberto Toso Fei che hanno preso per mano gli studenti raccontando dell’enorme bellezza e storicità di Gerusalemme, Siracusa e Venezia. Ad aprire la seconda giornata nella sala convegni del Caesius Hotel, le lectio magistralis dell’etnologo e antropologo Marc Augé, 80 anni, già direttore a Parigi dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales. Lo studioso francese, che ha elaborato la teoria dei “nonluoghi”, vede nella galassia la nuova frontiera da esplorare. A rimanere nel limbo tra   mito e storia il professor Antonio Violante, dell’università di Milano, con il racconto del fiume Eridano, l’attuale nostro Po. Ai ragazzi si è rivolto poi il professore di robotica al Politecnico di Milano, Alberto Rovetta, per mostrare come le sonde esploratrici sul pianeta rosso abbiamo una filosofia tutta italiana. “Ma funzionano solo se c’è un aspetto emozionale, oltre alla logica, e se appassionano chi le deve comandare a distanza”, ha sostenuto Rovetta prima di cedere la parola all’astrofisico Giovanni Bignami, già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. E nel suo scoppiettante intervento ha rivelato che quando andremo su Marte saremo costretti a vivere sottoterra nei tunnel di lava presenti vista l’alta presenza di vulcani. All’interno di questi tunnel sarà possibile coltivare, in apposite serre, delle verdure. E secondo la Nasa l’ortaggio che ha più possibilità di crescita, per via della sabbia ricca di ferro, è l’asparago.

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